venerdì 5 giugno 2020

La mia musica segreta (Jane Hawking)


La mia musica segreta è un romanzo di genere storico-drammatico scritto da Jane Wilde Hawking, ambientato in Inghilterra fra il secondo dopoguerra e la fine degli anni 50.
Ruth Platt è la protagonista, la cui storia inizia a svilupparsi verso i suoi cinque anni, al suo primo incontro con i propri nonni, propri alla fine della seconda guerra mondiale.
I nonni sono i primi che fanno scoprire il mondo alla piccola, suscitandole sogni e fantasie, e soprattutto facendole scoprire la musica.
È proprio la nonna, infatti, a mostrarle un antico pianoforte appartenuto alla giovane zia Evelyn, pianista di grande talento  venuta a mancare prematuramente durante la guerra. Provando un’immensa curiosità questa zia mai conosciuta e ascoltando i racconti della nonna su di lei, la bambina comincia a vederla come una fonte di ispirazione per la vita, e decide imparare a suonare il pianoforte.
Da lì in poi la musica diventerà la più grande gioia della sua vita, che la aiuterà a superare i momenti più difficili, sia a scuola che a casa, situata nella caotica città di Londra e luogo pieno di tristezza rispetto alla campagna in cui abitano i nonni. Infatti, Pur senza accorgersene, Ruth ha sempre sentito fin da piccola il peso di Shirley, sua madre, che, delusa e traumatizzata dalla recente guerra, è soggetta a crisi depressive e a sbalzi d’umore che rendono la vita domestica estremamente imprevedibile.
Oltretutto Shirley, pur non rivelandone il motivo, sembra provare un astio profondo per la musica, la quale pare essere la causa di gran parte delle sue crisi. Per questo motivo Ruth, decisa a non turbare la regolarità familiare, cerca in tutti i modi di nascondere la sua passione per il pianoforte, con l’aiuto della sua insegnante di scuola e di sua nonna, con le quali condivide un rapporto di assoluta complicità. 
Purtroppo però, anche quando sua madre sembra essere guarita e di nuovo tollerante verso la musica, Ruth non riesce a dirle la verità, per paura di provocarle involontariamente una ricaduta, e continua a mantenere il segreto.
Man mano che passa il tempo, Ruth diventa sempre più brava a suonare, e inizia a coltivare il sogno di diventare concertista come la defunta zia Evelyn, purtroppo però, insieme alla sua abilità per la musica cresce anche la preoccupazione per le condizioni della nonna, che dopo la morte del nonno è sempre meno autosufficiente e bisognosa di aiuto. Avendola sempre vista come un riferimento per scoprire il mondo, Ruth, ormai fattasi una teenager, inizierà a vedere la nonna come un bene prezioso e delicato da proteggere a tutti i costi. Tra una lezione di piano e l'altra Ruth farà di tutto per prendersi cura di lei, evitandole le fatiche e confortandola con la sua compagnia.
Il procedere della storia è scandito dall'evolversi dei suoi pensieri, impressioni e sensazioni, che da ingenui e felici si fanno man mano più profondi, seri e dubbiosi. In breve, si tratta un passaggio dall'infanzia all'adolescenza, che culmina con l’incontro di un ragazzino, il nipote dei vicini di sua nonna, con il quale condivide sia la passione per la musica che l’abilità nel suonare.
Saranno lui e sua nonna, insieme ad altri aiuti del tutto inaspettati, a darle la forza di vincere la sua paura e rivelare il suo segreto. 
La lettura del libro è facile e scorrevole, ma spesso e volentieri, nelle scene in cui Ruth si allena con in pianoforte, viene usato un linguaggio professionale inerente alla musica, come le parole “diteggiatura” e “fraseggio”, o ancora la descrizione formale degli spartiti che per un lettore inesperto potrebbe risultare difficile da comprendere. Un linguaggio così è tuttavia necessario per far entrare il lettore nel punto di vista della protagonista che, in quanto musicista, deve esprimere il suo carattere proprio sulla base della sua conoscenza e della sua passione.
Questo libro si può anche considerare un romanzo di formazione proprio per via della descrizione della crescita della protagonista, che fra un anno e l’altro impara non solo i fatti della vita, ma anche la pazienza e la perseveranza, e soprattutto ad accettare le persone con tutte le loro imperfezioni. 
Tra un anno e l’altro trova risposte a molte delle sue domande riguardo alla sua famiglia e alle sue radici, tuttavia il finale della storia lascia intendere che non sia ancora finita.
Infatti molti misteri della famiglia di Ruth, soprattutto riguardo alla madre, Shirley, e i vicini della nonna, i quali sembrano averle suscitato strani ricordi, rimangono irrisolti, lasciando intendere al lettore che ci sarà un seguito.

lunedì 20 aprile 2020

Sotto le stelle di Roma (Massimo Benenato)

Sotto le stelle di Roma è un romanzo di Massimo Benenato che oscilla tra il sentimentale e il filosofico, oltre che essere un'esplorazione sul vero senso della morale e della civiltà, nonché una profonda riflessione sulla ricerca della Felicità.
Come preannunciato dal titolo è ambientato a Roma, nei pressi del Lungo Tevere.
Eugenio è un musicista, e sua sorella Elvira un'attrice di talento in piena strada per il successo. Ai due fratelli si aggiunge Marcello, dentista omosessuale, nonché vicino e migliore amico di Eugenio, estremamente famoso per i suoi improvvisi sbalzi d'umore, che lo fanno oscillare dal felice ottimismo alla profonda malinconia quando meno ce lo si aspetta.
I tre vengono invitati ad un party di alta società allestito per pubblicizzare una Città Ecologica progettata per aiutare l'Ambiente. Durante il tragitto, i tre si imbattono in un incontro, che a sua volta ne darà luogo ad altri ancora più speciali. 
Si tratta di una famosa attrice italo-americana di nome Paola Dini, diretta anche lei al party, e che per un guasto alla macchina è rimasta a piedi. Quando Elvira le offre un passaggio nella sua vecchissima auto, da cui però rifiuta categoricamente di separarsi, la giovane vip li invita al suo tavolo dove fanno la conoscenza di gente tanto colta quanto interessante.
Tra queste spicca la figura di Ajna, donna indiana molto speciale e in grado di leggere l'"aura" delle persone, suo cugino Jiddu, e Philip, un buon amico di Paola. Tuttavia assieme agli incontri felici non possono che accompagnarsi quelli scomodi, nei quali viene introdotto il potenziale antagonista.
Si tratta di una giornalista scandalistica di nome Silvia Roma, famosa per aver rovinato la vita a molti vip, e che proprio in occasione del party di beneficenza si è scelta la sua prossima vittima, nientemeno che Paola.
Sia Elvira che Eugenio, partecipando a party, con Paola e i suoi amici, si vedranno catapultai in un intrigo che li porterà alla scoperta di sé. Elvira infatti è molto timorosa di ottenere il successo senza meritarlo, oltre che portarsi da anni un segreto che non ha rivelato nemmeno al fratello. Eugenio invece, pur essendo un musicista promettente e indipendente, ancora non sa cosa vuole dalla vita, e soprattutto vorrebbe trovare un modo per distinguersi dagli altri trovando uno stile di vita tutto suo.
Questa storia, oltretutto, tratta una grande varietà di temi sociologici di grande attualità, di cui un particolare esempio è una teoria sui comportamenti, nella quale si sostiene che le persone adottano un certo comportamento solo perché praticato da tutti gli altri.
Eugenio per abbreviare lo definisce "automatismo comportamentale che rende tutte le relazioni simili".
E per evitare ciò sarebbe molto importante osservarsi.
I base a questa teoria, si potrebbe dire che noi della società abbiamo sviluppato comportamenti così automatici ai quale siamo talmente assuefatti da non accorgerci nemmeno, e di questo passo quindi finirà che non sapremmo più nemmeno chi siamo. A questo si aggiunge un piccolo intermezzo in cui Eugenio aborrisce tutti coloro che mancano di senso civico, come coloro che non puliscono i bisogni dei loro animali sulla strada o che buttano la spazzatura per terra, altro tema di grande attualità e molto più facile da capire, a cui molto sarebbero pienamente d'accordo.
Altra cosa molto importante delineata nel punto cruciale della storia, la differenza tra l'orientamento sessuale e la perversione. Essere omosessuale come Marcello è perfettamente innocuo in confronto a certe pratiche a cui lui e Eugenio saranno costretti ad assistere per salvare Paola dalla minaccia di Silvia Roma, chiaramente presentate come pura perversione e sadismo.
Si tratta della "dominazione": legare una persona a un letto, o a una sedia, e torturarla per il piacere carnale di farlo. Un omosessuale non fa nulla di male, non ferisce e non umilia nessuno, non lega le persone ai letti, non le prende a frustate, e non le ferisce con le pinze.
Probabilmente si vuole sottolineare che prima di condannare qualcuno per il suo orientamento sessuale, dovremmo pensare che ci sono cose ben peggiori. Non vedere al di là del proprio naso quando invece si potrebbe vedere molto più lontano.
Il libro nel suo insieme è fruibile, tutta via non posso fare a meno di notare un piccola imperfezione.
Per i lettori che non conoscono la città di Roma sarebbe stato appropriato fornire una visione d'insieme della città, su cui nel corso della storia l'autore si limita a pochi accenni, concentrando principalmente l'attenzione sui rapporti interpersonali. Il titolo "Sotto le stelle di Roma" dovrebbe dare l'idea della città come sfondo più ampio della storia, quindi delle descrizioni di alcune parti della città sarebbero state un supporto di grande rilievo. Invece, la loro mancanza rischia di dare al lettore l'impressione di trovarsi in una grande"città" qualsiasi.
Un altro elemento marginale, ma di particolare rilievo è un elogio della musica, la professione di Eugenio, pensata come un dono di momenti di gioia a chi è triste direttamente da Dio, senza distinzioni di sesso, religione o aspetto. La musica è pensata come l'elemento di unione del genere umano, ed questa visione è profondamente toccante.


lunedì 13 aprile 2020

I pensieri di un uccello in una gabbia d’oro


Tutto questo, l’epidemia, il sovraccarico degli ospedali, la quarantena, è successo proprio quando avevo appena trovato lavoro e preso la patente. Per via della quarantena i miei capi del lavoro mi hanno rimandato a casa, e non posso più nemmeno andare in città. Poco male, anche se potessi non cambierebbe nulla, perché è tutto chiuso. Possiamo uscire solo per la spesa.
Fatto sta che noi, io e la mia famiglia, vivendo fuori città in una villetta abbiamo anche un piccolo giardino, perciò tutte le volte che vogliamo prendere una boccata d’aria. Abbiamo degli alberi di cui occuparci, e la casa è abbastanza grande che dobbiamo pulirla per parti ogni giorno.
Questo isolamento forzato comunque mi dà parecchio da pensare, tipo a cosa faremo tutti una volta superata l’emergenza. Certo non potremmo tornare alla normalità, non dopo tutte le correlazioni tra il virus e l’inquinamento.
Ho in mente un sacco di cose che si potrebbero fare una volta finita l’emergenza. Per prima cosa le persone dovrebbero andare lavoro in bici - se non devono portare la spesa o accompagnare i bambini a scuola - poi autorizzerei la circolazione di mezzi pubblici solo se sono elettrici. Se è stato così facile fare leggi sulle restrizioni in così poco tempo, fare una legge sui mezzi di trasporto dovrebbe esserlo ancora di più.
Certi tipi di auto li terrei solo per i viaggi molto lunghi, tipo per andare da un lato all'altro del paese.
Altra cosa molto importante, voglio che i pesticidi spariscano! È di fondamentale importanza per gli insetti impollinatori e per la riduzione dell’inquinamento. Tutte le multinazionali si ostinano a usare quelle schifezze produrre di più, vendere e guadagnare di più.
Ma la sanno la novità? Guadagnerebbero ugualmente anche senza pesticidi.
Il loro problema è uno solo: vogliono la strada più breve. Purtroppo la strada più breve è spesso quella sbagliata, ma nessuno lo vuole capire. Dovrebbero domandarsi una cosa: dove spenderanno tutti i loro soldi se per accumularli hanno distrutto tutto? E io sono sicura che la mia è una domanda molto intelligente.
Nessuno a casa mia finora si è ammalato, e la nostra vita scorre con calma. Mentre svolgiamo le faccende domestiche ascoltiamo musica, nel tempo libero invece facciamo degli esercizi, vediamo film o facciamo giri di telefonate.
La Pasqua è stata tranquilla, almeno io ho avuto delle persona con cui festeggiarla perché non vivo da sola.
È stato il pranzo la parte migliore, come sempre, con lasagne, Casatiello (specialità napoletana), patate al forno, macedonia e – voglio precisare che non volevo – l’agnello. Al posto dell’agnello in sé per sé avrei voluto una cosa simbolica, tipo un agnello di marzapane.
Tuttavia non ho potuto fare a meno di ricordare che siamo ancora in quarantena. Certo la mia casa è comoda, ho la connessione internet, un giardino da godermi, provviste abbondanti, la musica quando voglio….ciò non toglie, però, che sono pur sempre rinchiusa.
Le gabbie d’oro, per comode che siano, restano sempre delle gabbie.
Ho letto i nostri giornali e buona parte dice che ci troviamo a un bivio. E io da parte mia ho già scelto quale strada prendere.
Se è vero che ognuno nel suo piccolo fa quello che può come diceva mia madre, per cominciare voglio smettere di crogiolarmi nell'inerzia. Se ci pensate è così che siamo finiti per colpa di tutte le comodità che abbiamo.








venerdì 20 marzo 2020



Che si impari a leggere
prima di trovare una penna
Che si trovi una storia
prima di pensare all’effetto.

L'angolo delle citazioni

Una leccapiedi che striscia davanti ai potenti fa schifo come un topo di fogna. ma una leccapiedi che usa il suo piccolo potere per far strisciare quelli più deboli di lei è una iena, una carogna, un essere abominevole...
(Ascolta il mio cuore, Bianca Pitzorno)

La natura è più forte dello spirito di distruzione. Sei ciliegi fiorivano tra le rovine: questo miracolo dava, a chiunque lo vedesse, nuovo coraggio di vivere.
(Il gran sole di Hiroshima, Karl Bruckner)

Ed è così che finisce la storia.
Di come Blu ha spezzato il cuore di suo padre. Ma i cuori non sono fatti di vetro,se si rompono poi si possono aggiustare, e diventano più forti di prima.
(Voi, Davide Morosinotto)

Chi guadagna con la guerra è un farabutto, chi non guadagna facendo il cacciatore di taglie è un imbecille.
(Porco Rosso, Hayao Miyazaki)

sabato 7 marzo 2020

Intervista a Vincenzo Muscarella, autore di Damiana

Cosa le ha dato l'idea per questo libro?

L'idea per questo libro nasce da un moto del cuore. Nel senso che mi sono chiesto cosa potessi fare io contro la violenza sulle donne. E poiché avevo iniziato a scrivere così per diletto o voluto scrivere questa storia di Damiana, madre a cui violentano i sentimenti più profondi, e dare un messaggio prevalentemente ai maschi, perché la questione della violenza sulle donne si risolverebbe meglio rivolgendo un messaggio forte agli uomini.

Ha dovuto studiare per scriverlo o era già informato? 

No, ero già informato, perché, come mia storia personale, sono sempre stato sensibile a questi problemi, e comunque il sociale mi ha sempre interessato. Ho anche fatto attività politica, per cui quest problema per me è importantissimo.

Lei è mai stato spettatore, anche se indiretto, di eventi dello stesso tipo.

No, la storia è immaginata e semplicemente creata. Anche se i personaggi li ho visti, annusati, e odorati, per cui quegli atteggiamenti che sono descritti nel romanzo sono tutti atteggiamenti che ho visto e prevalentemente anche detestato.

Di tutti i suoi personaggi, quel'è stato il più difficile da costruire?

Il più difficile e complesso è stato quello di Pinuzzu, il marito di Damiana, perché lui, per asservirsi al potere mafioso, abdica al suo ruolo di padre, anzi colpevolizza sua moglie e sua figlia.

Ce n'è uno fra i suoi personaggi di cui è orgoglioso in particolar modo?

Tra tutti i personaggi, quello che mi ha dato effettivamente un sentimento forte è stato quello di Nirìa, il giovane Nirìa che ha il potere di ribellarsi al potere mafioso, e lo fa in una maniera eclatante, in piazza, davanti a tutti i suoi paesani. il coraggio necessario per combattere la mafia.

Perché ha scelto di scrivere i dialoghi in dialetto?

Perché i miei personaggi, per come li ho immaginati, dovevano essere più reali possibile. L'uso del dialetto secondo me dà più possibilità di comprendere il personaggio.

Tra i suoi personaggi ce n'è uno per cui ha preso spunto da se stesso?

No, questa è una domanda a cui non saprei rispondere, perché quando l'ho scritto era come se avessi impersonato tutti i personaggi. Io li ho vissuti, e tutte le scene le ho vissute.


Rosso e blu,
caldo e freddo,
ardente e tranquillo,
due colori opposti
che a tutti donano

domenica 23 febbraio 2020

Damiana

Damiana è un romanzo drammatico scritto da Vincenzo Muscarella ambientato in Sicilia e incentrato sul tema della violenza sulle donne. Non a caso donna è la protagonista stessa, il cui nome fa da titolo all'opera.
Damiana è moglie, madre e sorella, costretta a essere testimone di tutta una serie di violenze, fisiche morali e psicologiche, ad opera di suo marito e da tutto l'ambiente mafioso in cui questo si è invischiato pur di fare soldi.
Non a caso, proprio all'inizio della storia viene subito esposta la crescita e il modo di agire di una certa famiglia mafiosa, che va dai primi del Novecento agli anni Cinquanta-Sessanta, tempo presente in cui è ambientata la storia. E il punto culminante di tale famiglia mafiosa è costituito da Lillino Viras, figlio nullafacente del boss, senza scrupoli e disposto a tutto pur di ottenere quello che vuole.
Lui e l'ambiente mafioso rappresentano, come chiaramente affermato dall'autore, la quintessenza della Violenza. Con ciò, per inciso, non si intende un semplice fatto di violenza fisica, bensì si tratta di una violenza molto più sottile e molto più dannosa: la mafia non si contenta semplicemente di dominare sulle persone, essa vuole anche la loro dignità.
Infatti Pinuzzu, marito di Damiana e padre di tre figlie, il giorno in cui decide entrare nell'ambiente mafioso per tenersi il proprio lavoro, si incontra con Lillino Viras proprio nella piazza del loro paesino, umiliandosi davanti a tutti come può fare solo uno che vuole vendere  non solo i suoi servigi, ma anche il rispetto che ha per se stesso. 
La piazza è il simbolo di tutto ciò, perché mostra chiaramente la mancanza di reazione, o l'omertà, da parte di tutti gli abitanti del piccolo paese, troppo impauriti dai Viras e dal loro potere; la piazza costituisce il luogo in cui la mafia coglie sempre e puntualmente l'occasione per esibirsi e intimidire chiunque. 
Gli eventi di "Damiana" si svolgono, come accennato prima, negli anni Sessanta, epoca in cui i siciliani parlano principalmente il dialetto. Nessuno parlava la lingua, nazionale, a meno che non andasse alle scuole superiori. E per questo motivo in dialetto sono scritti gli stessi dialoghi.
Secondo quanto affermato dall'autore e dal Professor Roberto Sottile, curatore della Prefazione, l'uso del dialetto nel libro svolge la funzione di riprodurre il punto di vista percettivo dei siciliani di quell'epoca. Più precisamente, come afferma il professor Sottile, si tratta della messa in causa dei "Realia": l'autore che assume il punto di vista dei suoi stessi personaggi.
Infatti, quando le storie sono ambientate un un contesto strettamente radicato in una certa cultura - in questo caso quella siciliana - assumere il punto di vista degli esponenti di tale cultura è pressoché obbligatorio.

Prof. Roberto Sottile: Se noi stiamo parlando del "Cannolo", un dolce che hanno soltanto in Sicilia, è chiaro che non possiamo chiamarlo che "Cannolo".

Il dialetto siciliano fa riferimento allo zoccolo duro della cultura siciliana, così come i cannoli.
Inoltre secondo una coppia di studiosi, Dino e Emanuele Butidda, l'uso di un linguaggio dialettale nella narrativa, le conferisce un grande valore antropologico ed etnografico.
I due studiosi, infatti, hanno dato un'interpretazione tutta loro sulla differenza tra Antropologia e Letteratura, secondo cui la prima, l'Antropologia, cercando gli uomini perde il luogo, mentre la Letteratura descrivendo i luoghi trova l'uomo. Per questo motivo molti altri studiosi si domandano se la letteratura possa valere come testimonianza antropologica.
Nel caso del romanzo Damiana, la storia, seppur inventata, è di forte evocazione antropologica, perché è ambientata in una cultura ben definita e in un momento storico ben preciso che vede il passaggio da una civiltà contadina alla modernità.
è stata scelta quest'epoca, proprio in cui le donne, le vittime più comuni della violenza, cominciano a emanciparsi attraverso la cultura e l'istruzione.
Il simbolo di questo importante fenomeno è incarnato nel personaggio di Angiolina, seconda figlia di Damiana, nonché la sua preferita.
Costei, proprio nel bel mezzo del suo percorso di emancipazione, rappresentato dall'entrata al liceo classico, viene rapita da Lillino Viras, nel senso più brutto del termine. Sarà colpita, violentata, e infine rimandata a casa come uno straccio ormai consumato e da buttare via. Violenza ancora più grande sarà quella psicologica, subita da Angiolina ad opera del padre Pinuzzu che, invece di denunciare il crimine compiuto da Lillino alle autorità, colpevolizzerà la figlia accusandola di andare a combinare guai, e facendo poi finta che non sia accaduto niente.
Infatti, davanti alle proteste della moglie, le imporrà, come da sempre era consueto, di non nominare mai Lillino Viras.
Al ché Damiana, furiosa come non mai col marito, gli dirà:

Damiana: Pinù, ma chi patri si'? di Lillinu Viras ti preoccupi, nun ci pensi a to figghia?

Pinuzzu capisce esattamente quello che Lillino a fatto a sua figlia, ma per la tipica omertà verso la mafia non dice nulla a nessuno.
La povera Angiolina, d'altra parte, è diventata la vittima ideale, proprio perché è una ragazza desiderosa di emanciparsi, e pertanto il chiaro simbolo della mancata sottomissione alla mafia.
Tutta la sua volontà e il suo spirito di indipendenza si manifestano nel suo passo spedito e nel suo sguardo fiero ogni volta che esce di casa, e Lillino Viras, osservandola se ne accorge subito.

Fu in uno di questi attraversamenti che Lillino notò per la prima volta Angiolina. Assieme alle sue fattezze ancora acerbe, che sollecitarono la sua mai sazia voglia di prede tenere e fresche, fu l'atteggiamento altero e quasi sprezzante che colpì la sua immaginazione e la sua vanagloria di masculu.

Proprio per questo motivo la ragazzina deve essere sua, Lillino Viras non sopporta che nessuno, tanto meno una femmina, rifiuti di sottomettersi a lui o decida di condurre una vita senza servire la mafia.
La violenza a opera di Lillino contro Angiolina, secondo l'architetto e studioso Emily gentile, è un altro simbolo della quintessenza della violenza, nella società ma specialmente nei rapporti di coppia.

Arch. Emily Gentile: La violenza nasce dal distorto approccio nella relazione, impostata più come rapporto di potere che di complementarietà, dove il dominio è l'elemento fondamentale. Scatta la violenza quando viene meno la possibilità di dominare.

Tutt'al più la  volontà di Lillino Viras di possedere Angiolina diventerà più forte proprio quando la toccherà e questa tenterà come meglio potrà di reagire e sottrarsi.

La reazione del maschio fu rabbiosa e violenta, ormai il suo orgoglio mortificato dall'indomita resistenza aveva preso il posto dell'originario capriccio

Una volta consumato il rito ai danni di Angiolina e vista la totale indifferenza di Pinuzzu, il giovane e coraggioso Nirìa - fratello minore di Damiana, decisamente molto più piccolo di lei, e già famoso per la sua volontà di lottare contro le ingiustizie a opera della mafia nell'edilizia - si farà sfidante indiscusso contro la crudeltà sia  di Lillino Vira che di tutta la mafia.
E il luogo in cui ciò avverrà sarà nuovamente la piazza del paesino. Questa volta, invece che simbolo dell'omertà, sarà il simbolo della reazione, di chi per la prima volta ha il coraggio di dire di "no", di chi è pronto a lottare per salvare la dignità che la gente vende alla mafia o che le viene sottratta con la forza.
E Nirìa, fiero della sua decisione, pesterà Lillino in nome di sua nipote, davanti a tutti, come a dire che la mafia non gli fa paura, che la odia e non se ne vergogna.
La piazza, da luogo in cui si vende la dignità, diventa il luogo in cui la si riprende.
Purtroppo però la mafia reagirà, e nemmeno la fuga di Nirìa riuscirà a evitare una terribile tragedia di morte e di violenza ancora più grande, impregnata come non mai dal sadismo di Lillino Viras.
Devastata e furiosa da tutte le sventure subite nella sua famiglia per colpa della mafia e dell'omertà di tutti, Damiana farà quindi una scelta drastica e vendicativa, che renderà il finale del libro "bastardo", così definito dallo stesso autore. 
Il motivo di ciò e che l'inaspettato finale non farà condividere al lettore la decisione presa da Damiana, bensì gli farà solo chiedere se sia stata giusta o sbagliata.
Quello che il lettore avrà davanti sarà una donna di bassa estrazione sociale, ferita sia come moglie, che come madre e come sorella, con la vita familiare distrutta, e per giunta macchiata di un crimine, di cui però nessuno saprà mai. Ma stranamente, tale donna è ancora piena di speranza, soprattutto per le sue tre figlie, che sono ormai tutto quello che le resta.

Questo infatti sarà quello che dirà ad Angiolina, che nonostante il trauma, proseguirà la sua vita da liceale e la sua ricerca di indipendenza.

Damiana: Nienti, nienti. Anciulina mia, sta tranquilla. Ricordati: qualsiasi cosa succieri, ia sugnu sempri to matri e mi trovi sempri ccà.









sabato 1 febbraio 2020

Andrea della Signorina Lark

I convinti animalisti, compresa me, sostengono che vestire i cani, fargli il pedicure, o farlo sedere u una sedia ad un tavolo sia crudeltà verso gli animali, così come lo è tagliargli le orecchie e la coda.
E sicuramente Pamela Lyndon Travers, autrice del famoso libro "Mary Poppins" era della stessa opinione.
Come faccio a esserne sicura? Basta leggere il capitolo "Andrea della Signorina Lark", dedicato ad cagnolino della vicina dei fratelli Banks, i bambini affidati alle cure di Mary.
Il cagnolino si chiama Andrea, ed è molto triste perché non può mai oltrepassare il giardino della sua padrona, non può abbaiare gli altri cani a meno di non farsi rimproverare, ed è schiavo dei "trattamenti di bellezza" a cui la Signorina Lark lo costringe.
Un giorno però Mary Poppins, la tata magica tanto dolce quanto autorevole, lo fa scappare oltre il cancello, proprio davanti ai bambini, per permettergli di fare amicizia con un cane di strada peloso e disordinato; e quando la padrona lo va a cercare, Andrea rifiuta categoricamente di tornare, a meno che lei non soddisfi delle sue condizioni.
Primo: che faccia adotti il cane randagio, gli metta il nome "Benvenuto", e gli dia per letto un cuscino esattamente come il suo. Secondo: niente più pedicure e parrucchiere.
Sarà la stessa Mary a fare da interprete al cane, conoscendo lei la lingua di tutti gli animali.
Andrea non è altro che un cane che vorrebbe "fare il cane", ma non può per colpa di una padrona snob. E la sua ribellione è una sorta di esortazione all'indipendenza e a far valere le proprie opinioni.
Anche i cani, inoltre, hanno diverse estrazioni sociali. Infatti la differenza che passa tra Andrea e il cane "Benvenuto" è più che evidente, l'uno ricco e l'altro povero; ciononostante vorrebbero avvicinarsi ed essere amici, cosa relativamente poco comune tra gli esseri umani. Anche questo potrebbe essere considerata una lezione per i bambini: il rispetto sia per le esigenze degli animali, che per le diverse estrazioni sociali.



sabato 21 dicembre 2019

La fiducia

Non serve cadere
nelle braccia di uno
per mostrare fiducia,
in braccio a uno
basta dormire.

domenica 24 novembre 2019

Il sogno della macchina da cucire (Bianca Pitzorno)

Il Sogno della macchina da cucire è un romanzo di Bianca Pitzorno, che,solitamente scrittrice per ragazzi, questa volta si cimenta nel genere storico per grandi.
La protagonista, nonché voce narrante della vicenda è una sartina a ore, una figura femminile tipica dell'italia del XIX secolo, l'epoca in cui l'abbigliamenti, invece che su scala industriale, era confezionato e venduto a domicilio oppure in botteghe di sartoria. 
Si tratta di una donna giovane, rimasta sola al mondo dopo l'improvvisa morte di sua nonna, ma con in mano il mestiere del cucito insegnatole proprio da quest'ultima. Essa cerca di farsi strada nella società in cui vive riparando e cucendo vestiti su commissione, ma anche imparando da sé le tecniche del mestiere più avanzate.
Il tema della sartoria, visto dalla sartina più come una passione che come un lavoro, sarà ricorrente nella storia; infatti è proprio questa professione a permettere a lei, una ragazza di umili origini di poter interagire con famiglie abbienti, cosa che all'epoca ben pochi fra gli erano in grado di fare.
Inizialmente sarà solo spettatrice di molteplici storie riguardanti le vite dei suoi clienti, dalle quali lei ,seppur imparando cose importanti sulla vita, manterrà una certa distanza un po' per timore e un po' per professionalità. Ma poi, quando prenderà a carico una bambina, figlia di un'amica gravemente malata, e allo stesso tempo riceverà una proposta di matrimonio, rimarrà lei stessa coinvolta in un intrigo fra nobili irto di pregiudizi, ipocrisia e corruzione, in cui rischierà di perdere sia la libertà che la proprie dignità come donna.
Attraverso le storie di cui sarà testimone, la sartina - che per qualche strana ragione non rivelerà mai il suo nome - descriverà la società dell'epoca e la mentalità vigente sia nelle classi alte, che nei ceti più umili: le idee sulle divisioni sociali, le convenienze dei matrimoni, l'inclinazione al pettegolezzo fra i borghesi, le fantasie dei bambini, la solitudine di chi è in qualche modo diverso, e soprattutto la scarsa considerazione mostrata dagli uomini per le donne.
Infatti, le poche donne in gamba con cui la sartina avrà a che fare rimarranno loro stesse vittime di un sopruso per il sono fatto di non essere uomini. D'altra parte la sartina correrà il medesimo rischio ma non per il suo sesso, bensì per la sua bassa estrazione sociale, in ragione di tutte le idee sbagliate professate fra i nobili riguardo agli umili.
Altro tema ricorrente tra una storia e l'altra, saranno diverse riflessioni della sartina sull'indipendenza e sul reciproco aiuto, tutti valori insegnati proprio da sua nonna e su cui lei farà sempre affidamento ogniqualvolta dovrà prendere una decisione, sia nella sfera privata che nel lavoro.
Purtroppo però, dovrà presto fare i conti con una triste realtà, per la quale verrà sradicato un proverbio su cui aveva sempre contato: "male non fare, paura non avere".
In sostanza, come direbbe Alessandro Manzoni, non sarà lei a cercare i guai, saranno loro a cercare lei, e per uscirne, indipendentemente dal suo ingegno, sarà necessaria una buona dose di fortuna.


sabato 7 settembre 2019

Dall'animazione al live action in 3d

Negli ultimi anni ho notato che la Disney ha rilanciato tanti dei suoi vecchi film di animazione in versione live action con l'aggiunta degli effetti speciali in 3D. Hanno cominciato nel 2017 con La Bella e la Bestia, e hanno continuato fino a quest'anno, in cui ne hanno rilanciati addirittura tre - Dumbo, Aladdin e Il Re Leone. Ciononostante, seguendo su Facebook i commenti dei fan, risulta chiaro che quella che preferiscono resta pur sempre la versione animata. E a mio avviso hanno perfettamente ragione.
Nel 2018 hanno tentato di farsi notare con particolari sequel sui loro classici - vedasi il Ritorno al Bosco dei Cento Acri e Il ritorno di Mary Poppins -  ma neanche con quelli hanno trovato un riscontro positivo in fatto di critica.
Degno di nota potrebbe essere Ritorno al Bosco dei Cento Acri, se il l'intento dei produttori fosse stato quello di mostrare un film in stile favoletta come i vecchi film  di Winnie the Pooh; invece riguardo al Ritorno di Mary Poppins, la trama non eguaglia neanche la metà del classico film con Julie Andrews, soprattutto perché si sforza visibilmente di imitarla; oltretutto non somiglia minimamente al sequel immaginato e scritto da Pamela L. Travers, di cui l'unico esempio e la vecchia antiquaria impersonata dalla versatile Meryl Streep. Entrambi i sequel del 2018, seppur in modi diversi, ricalcano puntualmente il proverbio che i fatti dipendono dai punti di vista.
Nella versione live action di Aladdin la trama è sbrigativa, e i personaggi hanno una personalità completamente snaturata rispetto a quelli della versione del 1992. 
In Dumbo e nel Re Leone, nelle versioni classiche, gli animali compiono azioni stravaganti aiutati dalla più tradizionale animazione in 2D; nel live action, dato che il 3D ha lo scopo di renderli più realistici, realistico deve essere anche il loro atteggiamento. Nel Dumbo del 2019, non c'è un Timothy Q. Mouse che toglie il trucco dalla faccia di Dumbo con la spazzola, che fa saltare le elefantesse sulla sommità dei tendoni per lo spavento, o che abbraccia le bolle di champagne; e nel Re Leone del 2019 Timon e Pumba non ballano la Hola per distrarre le iene o fanno acrobazie con le liane. Questi erano alcuni degli elementi che più attiravano l'attenzione nelle scene di comicità nei film di animazione classici.
L'animazione 3D invece è come un inibitore per l'atteggiamento degli animali, che altrimenti sarebbero capaci di tutto con il tecnicolor.
La Disney si aggrappa ai suoi classici perché non sa più che cosa inventarsi, e usa come esca l'animazione in 3D e le facce di divi acclamati nel loro cast - vedasi la Streep, Emily Blunt, Danny DeVito, Will Smith, Ewan McGregor - ma non si rendono conto che così facendo suscitano la perplessità dei fan, dopo l'iniziale sorpresa di vedere personaggi più realistici e un'animazione tanto fantasiosa quanto verosimile.



domenica 26 maggio 2019

Abbasso Lifting e Botox

Gli attori quando sfondano sono giovani e belli, belli da mozzare il fiato, e i fan, come è prevedibile, li idealizzano in una certa immagine. Il problema è che tutti invecchiano, e la cosa vare pure per i divi; tuttavia la legge della natura mal si adatta alla loro immagine cristallizzata, che i loro produttori si ostinano a voler conservare. E per farlo ricorrono al collagine e alla tiratura della pelle, comunemente detti botox (botulino) e lifting, soprattutto le donne.
Il risultato si vede nelle foto fatte in diverse occasioni come le prime o le interviste, e personalmente trovo che faccia spavento.
Per spiegare feglio è opportuno ricorrere ad alcuni esempi.
Nicole Kidamn nel suo celebre Moulin Rouge era di una bellezza superba, valorizzata semplicemente dal trucco, dagli abiti e dalla sua abilità nel recitare; poi con l'avanzare dell'età - non so se per sua scelta o perchè costretta - è ricorsa al botulino per conservare queste sue prime apparenze che l'anno resa famosa. L'abilità di attrice è indubbiamente rimasta, ma quanto all'aspetto l'efetto ottenuto è pressoché l'opposto. Le guance le si sono gonfiate come quelle di un criceto, e quando sorride le si tira tutta la faccia. L'unica cosa su cui sebra non aver effettuato alcuna operazioneè il corpo, rimasto discretamente simile a quando eragioane, probabilmente tramite metodi più naturali.
Poi si pensi ad Angelina Jolie, che sia quando sorride che quando maniene un'espressione seria le si tira la faccia in una maniera impressionante dagli zigomi alla mascella. Per nulla somigliante alla bella e attiva Lara Croft del 2001, la Jolie ha rovinato la sua apparenza anzichè conservarla.
Inoltre certi studi mostrano alcune complicanze - non poche - degli effetti portati dall'operazione, che rischiano di portare come danni ai nervi o il cedimento cutaneo: in entrambi i casi il volto sarebbe irrimendiabilmente rovinato. Se ciò capitasse effettivamente, ho serie ragioni per dire che l'attore interessato dovrebbe ritirarsi definitivamente dalle scene.
Di contro al lifting e al botox, ci sono molti modi per valorizzarsi e mantenersi in forma che non richiedono l'uso di interventi chirurgici, come l'abbigliamento, il trucco o una dieta appropriata. Nella vita reale si vedono molte donne che hanno più anni di quelli che dimostrano, seppur non avendo fatto alcun tipo di operazione.
Anzichè conservare le apparenze, l'attore dovrebbe saper invecchiare, evolversi mantenedo alcune delle basi con cui si è creato. I fan lo ammirerebbero ugualmente, sia per quello che è stato sia per quelo che attualmente è.

venerdì 17 maggio 2019

Addio Miss Marple (Recensione)


Addio Miss Marple, o più propriamente Sleeping Murder, è un romanzo di Agatha Christie, pubblicato postumo alla sua morte, ma in realtà scritto molto prima. La protagonista è la celebre zitella Miss Marple, vecchietta in gamba capace di risolvere problemi molto complicati, fra cui la ricerca degli assassini della peggior specie.
Diversamente da molti altri libri della Christie, questa volta l'antefatto non consiste nell'avvenimento del delitto, ma nel suo improvviso ricordo da parte di una giovane donna di nome Gwenda, che in tenera età ne era stata testimone. Il nome Helen in modo del tutto inspiegabile le balenerà nella mente insieme all'immagine  di una donna strangolata, assistendo all'opera teatrale La duchessa di Amalfi.
Ma per fortuna ciò avviene proprio dopo aver conosciuto l'anziana investigatrice che, rassicurando Gwenda sulla sua salute mentale, classificherà tale reminescenza come Delitto retrospettivo, e prendendo a cuore l'incolumità della giovane, deciderà di unirsi a lei e a suo marito Giles per far luce sulla questione.
Come in altri libri aventi lei per protagonista, Miss Marple non entra subito in scena: é Gwenda Halliday Reed a essere presentata per prima, dato che sarà lei il promotore dell'indagine. Miss Marple come detective è sedentaria, fissa il più delle volte a Saint Mary's Mead, ma quì si sposterà a Dillmouth, cittadina inglese sul mare, i cui abitanti hanno la stessa tendenza al pettegolezzo del suo tranquillo villaggio. 
Non è un giallo a porte chiuse, poichè Miss Marple per ottenere le informazioni continuerà a spostarsi per tutta la città; solo in poche occasioni si troverà a Hillside, la casa dove anni prima era avvenuto il delitto. Si spostano di continuo anche Gwenda e suo marito Giles, emulando il metodo d'indagine dell'anziana signorina. Tale metodo è incentrato prevalentemente sulla conversazione - aparentemente casuale - con i membri del vicinato, volta in realtà a ottenere informazioni volatili, per poi ricomporle e formulare una teoria.
La prosa  è asciutta, priva di elementi aulici, il cui punto di vista oscilla fra Miss Marple e Gwenda, entrambe detective la cui differenzasono solo l'età e una maggiore esperienza della prima.
Grazie agli interrogatori mascherati da conversazioni svagate, Gwenda verrà a sapere che dietro il presunto delitto si nasconde un intrigo legato alla sua famiglia, che ha portato, oltre al presunto omicidio di Helen, anche alla morte del suo stesso padre, da lei mai conosciuto. Helen infatti si scopre essere la seconda moglie di Kelvin Halliday, padre di Gwenda, e quindi la matrigna di lei, scomparsa in circostanze misteriose.
Anche se tutti a Dillmouth sostengono che la donna sia fuggita con un amante, c'e qualcuno che nutre dei dubbi, soprattutto quelli che l'avevano conosciuta meglio di altri.
Ma quando il cadavere di Helen viene scoperto, e quindi l'omicidio reso indubbio agli occhi della polizia, l'indagine di Gwenda e Miss Marple si trasformerà in una corsa contro il tempo. Difatti il misterioso omicida - come correttamente intuito da Miss Marple - è deciso ad eliminare anche Gwenda, l'unica testimone del suo operato, e farla franca per la seconda volta.
Diversamente da altri libri su Miss Marple, come La morte nel villaggio o C'è un cadavere in biblioteca, l'indagine non è un passatempo, bensì deriva dalla volontà di una giovane donna di fare giustizia, e dall'apprensione della vecchia investigatrice per la prima. Gwenda è convinta che a Hillside, aleggi il male, residuo del delitto, e che Helen sia tornata nei suoi ricordi apposta per chiederle di trovare il colpevole ed eliminare questo male. Come una sorta voce venuta dall'aldilà in cerca di aiuto. Un morto con una disgrazia lasciata in sospeso.
Gwenda stessa, parlando a Miss Marple la renderà partecipe di queste sue idee, che l'anziana signorina, seppur preoccupata, elogerà profondamente. Chi è curioso sicuramente possiede un gran senso di giustizia, e questo fa onore in una donna ancora giovane come Gwenda, la cui impulsività si scontra con la prudenza di Miss Marple, come due generazioni messe a confronto.

martedì 26 marzo 2019

Il Natale di Poirot (Recensione)

Il Natale di Poirot è un romanzo giallo di Agatha Christie avente il personaggio ricorrente di Hercule Poirot, questa volta ambientato in Inghilterra durante le festività di Natale. Un giallo a porte chiuse, dove  un omicidio avviene tipicamente  all'interno di un ambiente chiuso ma molto spazioso, ad esempio una casa, e in cui i sospettati sono tutti gli individui che si trovavano in tale ambiente al momento del delitto.
Questa volta i protagonisti sono i membri di una famiglia benestante il cui patriarca, Simeon Lee, ormai anziano e di salute malferma, ha convocato i suoi figli nel suo villone vittoriano per festeggiare il Natale dopo essere stato separato da loro per molto tempo. L'unico rimasto con lui infatti era il figlio maggiore Alfred, assieme a sua moglie; gli altri avevano preso ognuno una strada diversa.
Oltre ai figli si presentano in casa Lee due personaggi tanto gentili e cortesi quanto misteriosi, il sudafricano Stephen Farr, e la spagnola Pilar Estravadoz. Entrambi per ragioni inspiegate arrivano in Inghilterra con l'intenzione di conoscere il vecchio, lasciando perplessi sia i suoi figli che la servitù.
Quando il loro padre viene misteriosamente ucciso e tutti gli ospiti della tenuta sono visti come indiziati dalla polizia, i quattro fratelli saranno costretti ad affrontare tutte le loro divergenze, che da molto tempo avevano soffocato.
Sarà l'inaspettato intervento di Poirot - per puro caso a Londra come ospite di un suo amico colonnello - a risolvere la situazione.
Come in altri libri della Christie, i personaggi vengono presentati singolarmente con sequenze narrative differenti, dove viene fornita una descrizione generica sulla loro vita e sulla loro personalità. E in questo caso i primi personaggi a essere presentati sono gli ospiti stranieri, Stephen e Pilar, che nella narrazione avranno il ruolo di spettatori all'interno di una famiglia a cui non appartengono, e per certi versi anche di critici.
Probabilmente Agatha Christie ha scelto come scenario il periodo di Natale perchè, in quanto festa comunemente trascorsa in famiglia, era il più adatto per analizzare i rapporti al suo interno.  Infatti, i quattro figli "legittimi" di Simeon Lee non vanno per nulla d'accordo, ognuno con una propria visione della vita e le proprie insoddisfazioni. Alfred, diligente e laborioso ma rassegnato ai voleri paterni; David, che al contrario del fratello prova un profondo odio per suo padre; George l'avaro parlamentare, e Harry lo scapestrato ottimista.
Per simili che siano tanto nell'aspetto quanto nei gesti, questi fratelli sono del tutto diversi nel carattere, e tra di loro manca quella reciproca comprensione che in una famiglia è indispensabile. Oltretutto i quattro figli hanno accettato di riunirsi in casa del padre non per amore, ma solo perchè attratti dal suo denaro, e anche questo, secondo la polizia, costituiva un potenziale movente per ucciderlo.
Sia Stephen Farr che Pilar Estravadoz, gli ospiti stranieri, considerano l'Inghilterra una società ipocrita che professa determinati valori per poi non seguirli, vivendo una vita grigia, e quello a cui assistono in casa Lee, l'omicidio, le discussioni e l'atteggiamento dei quattro fratelli sembra rafforzare questa loro idea; tuttavia covano la speranza che ci sia una soluzione, che la serenità familiare possa essere ritrovata in qualche modo.
Poirot, sebbene sia un estraneo, mentre indaga sull'assassinio di Simeon Lee studia attentamente la psicologia di ognuno e, ascoltando i loro discorsi, anche quella della vittima, che un tempo era stata una vecchia volpe del mondo degli affari in Sudafrica - paese natale di Stephen Farr - pieno di amanti pur essendo sposato, e probabilmente con molti figli illegittimi di cui ignorava l'esistenza. In questo libro il metodo di indagine adottato dall'investigatore belga lascia da parte l'interrogatorio, e al suo posto mette la conversazione. Perchè secondo Poirot, in casi come questo, per ottenere le informazioni non bisogna mettere sotto pressione gli interlocutori, o sospettati, bensì farli sentire a proprio agio, in modo che inavvertitamente si lascino sfuggire dettegli utili, che possono fungere da indizio.
Indagando, Poirot non solo scoprirà il colpevole dell'omicidio di Simeon Lee e il suo reale movente, ma esorterà i quattro fratelli ad accettarsi l'un l'altro senza badare ai soldi e alle differenze d'opinioni, perchè è a questo che il Natale dovrebbe servire.





domenica 27 gennaio 2019

Un elefante in giardino, di Michael Morpurgo

Un elefante in giardino è un romanzo storico per ragazzi ambientato, come in molti libri dell'autore di Michael Morpurgo nel corso di una delle due Guerre mondiali, che in questo caso è la Seconda. 
I protagonisti sono una famiglia tedesca di Dresda, un madre impiegata ad uno zoo locale con i suoi due figli, che sono molto preoccupati per le sorti del marito di lei partito per la guerra in Russia. Questa famiglia si rende originale e insolita agli occhi di tutti  portando a casa loro un'elefantina, chiamata da loro marlene, per salvarla dal'abbattimento necessario degli animali dello zoo in caso di bombardamento. Quando il temuto bombardamento avverrà si ritroveranno a scappare il più lontano possibile, e sarà prorpio la loro simpatica elefantina a portarli in salvo nel loro viaggio, a cui si aggiungerà per loro grande sorpresa un pilota Canadese dell'esercito nemico sopravvissuto ad una battaglia aerea.
 La storia è raccontata da Elizabeth, ormai vecchia e ricoverata in un ospizio, dove i vecchi trovano conforto alle visite di un bambino, figlio di una degli infermeri, che porta i suoi amici a giocare nel giardino. I suoi ascoltatori saranno proprio il bambino, chiamato Karl quasi come il fratello di Elizabeth, e sua madre. Il primo sarà subito profondamente coinvolto nel racconto dell'anziana, la madre, inizialmente scettica, finirà anche lei colrimanerne incantata.
L'ospizio e la vita che vi scorre fra anziani tristi e infermieri affaccendati funge da cornice apparentemente ordinaria all'interno di cui viene collocata una storia importante.
Di norma molti scrittori o gente del cinema da me letti, hanno raccontato la seconda guerra mondiale mettendo come protagonisti ebrei torturati e massacrati, o americani e  inglesi in lotta, ma Michael Morpurgo compie un'eccezione molto importante: lui assume il punto di vista dei civili tedeschi, del tutto ignari di quello che gli ebrei stanno davvero passando, che cercano solo di vivere come meglio possono in attesa della fine di un pericolo di cui non conoscono la vera ragione. Elizabeth e Karli, i due fratelli sono inquieti e perplessi alla vista delle uniforme naziste, e sperano solo che il loro papà torni a casa sano e salvo. Come bambini sono amanti dei giochi, e soprattutto degli animali; purtropo si vedranno rovinata la serenità della loro infanzia per colpa di questa guerra.
I protagonisti sono tanto i bambini e la lor madre quanto l'elefantina, che con la sua dolcezza e la sua instancabile andatura darà la forza alla famiglia per restare in piedi e continuare a camminare, oltre che a fare da sostegno a Karli sofferente d'asma,  che per non affaticarsi monterà sulla sua roppa.
Oltretutto viene elogiata la musica come balsamo alla sofferenza: duante la loro marcia verso la frontiera degli Alleati  i bambini, assieme alla madre e al pilota canadese canteranno per rendere la loro marcia meno dura, e così faranno pure durante le loro soste nelle stalle assime ad altri fuggitivi. 
Sia Elizabeth che sua madre si propongono fermamente di proteggere Karli, che essendo il più piccolo di tutti, è anche il più ignaro della gravità della guerra. Per questo la presenza dell'elefantina Marlene sarà ancora più indispensabile, lei darà al piccolo, col suo amore da animale e la sua dolcezza, una ragione per rassicurarsi e pensare che la vita può essere ancoa bella.
Inoltre sarà solo Marlene ad impedire, solo con la sua presenza diversiva, di far venire dei sospetti ai soldati tedeschi sul fatto che possano avere con loro un americano. 
è una storia profonda sui valori familiari e dell'importanza degli animali, e sull'inconsapevolezza della gente comune, fuori dalle manovre belliche, che tuttavia ne rmane vittima. Elizabeth la considererà il momento più importante della sua vita, che le ha permesso di maturare e diventare responsabile, all'ospizio avrà la tanto attesa occasione di tramandarla ad un bambino tanto dolce quanto lo era stato il suo fratellino.
Per questo Michael Morpurgo utilzza la cornice narrativa di un ospizio, per sottolineareil grande desidero dei vecchi di tramandare ai giovani il loro passato, solo che questi giovani devono essere sinceramente disposti ad ascoltare, perchè se lo saranno, come lo è stato il piccolo Karl, sproneranno ad ascoltare anche gli adulti, i loro genitori, come Karl ha fatto con l'infermiera sua madre.
 

lunedì 19 novembre 2018

Fan fiction e giocattoli

Di molti film o libri che escono, una buona parte dei fan  tende a produrne storie, cioè versioni alternative, seguiti ideali, oppure eventi accaduti  in un punto intermedio, nati dalla loro mente, o meglio dall'idea che si sono fatti della storia raccontata da quel libro o film. La cosa mi ha portato a pensare a quando io molti miei coetanei  eravamo piccoli, in quel periodo  quando uscivano nei negozi i giocattoli raffiguranti i personaggi dei cartoni, noi li volevamo tanto per giocarci, facendogli fare tutti quello che volevamo noi, e non il loro creatore. Scrivere una fan ficition potrebbe essere un residuo di questa nostra attività passata: giocare con i personaggi delle storie, dei film, o delle favole, senza possederne fisicamente un giocattolo. La sola differenza è che questo gioco lo condividiamo con gli altri solo a momento in cui pubblichiamo la nostra versione sui siti pubblici no profit.
Quando cresciamo, quando entriamo nella pubertà non ci viene più di usare un giocattolo comprato in un negozio,  soprattutto per cambio di interessi e dei modi di giocare portati da quest'età, ma nella nostra testa resta sempre l'idea del gioco infantile che abbiamo fatto, e si esterna nel far fare ai personaggi quello che si vuole, prima con la mente, poi con le parole scritte.
Scrivere qualcosa di tutto nostro potrebbe pure essere considerato un gioco, ma visto molto, molto più in grande. In una fan fiction il materiale è tutto sottratto dalla visione di un film o dalla lettura di un libro; scrivere qualcosa di proprio è molto diverso perchè l'idea viene a noi autonomamente, siamo noi stessi a svilupparla ed elaborarla dall'inizio alla fine. Magari potremmo essere lo stesso ispirati da qualcosa, ma questo è ancora più diverso: ispirazione significa farsi suscitare un'idea da qualcosa, e non prendere il prodotto completo di altri per deformarlo a piacere.

lunedì 15 ottobre 2018

Pensiero profondo.

la diversità non piace perchè quello che è diverso è sconosciuto, essendo sconosciuto non si può prevederne le azioni, quindi può fare al comune qualunque cosa, anche brutta, che è quello che i più si aspettano e non sanno esattamente quale.
Ma non è solo questo: il diverso, essendo sconosciuto e imprevedibile, non lo si può nemmeno controllare. La sua sola presenza basta a rompere l'illusione del controllo o dell'equilibrio, che è la base della vita che tutti vorrebbero.

martedì 9 ottobre 2018

Catalogo Autori

Dall'alto guardano altri
David, tessitore del tempo,
Joanne, figlia dei miti,
Diana, della magia l'avida,
Daniel, delle offese il prodigo,
Michael, il fantasioso assennato,
Astrid, la saggia bambina,
se si sa chi sono
la vita è piena di loro.

lunedì 8 ottobre 2018

Coraline VS Slade House

Quando lessi il libro "I Custodi di Slade House" di David Mitchell ripensai quasi subito a "Coraline" di Neil Gaiman/Tim Burton. In entrambe le storie c'è il principio di Hnasel e Gretel, ma il paragone sta nel fatto che l'uno è più moderno, più gotico, e meno grottesco e colorato dell'altro.
In Slade House le vittime sono persone diverse, ma tutte emarginate e infelici, le tipoche persone fuori da tutte le classifiche sociali, e quindi prede molto appetitose per i paranormali gemelli Grayer.
Come in Coraline le vittime si rivelano in forma di fantasmi al nuovo malcapitato; in Coraline una sola volta, perchè solo una bambina è la protagonista, in Slade House ogni volta che i due carnefici entrano in azione. Infatti, mentre in Coraline tutto avviene nell'arco di pochi giorni, gli eventi di Slade House sono scanditi dal trascorrere di nove anni in una data precisa, in cui una nuova preda viene addescata e intrappolata. 
I bambini rapiti prima di Coraline saranno di aiuto alla protagonista nel riuscire a salvarsi, in Slade House i precedenti "ospiti" dei gemelli Grayer saranno solo spettatori impotenti delle sventure, tranne che per gli ultimi due casi: nel primo la sorella di una delle vittime, nonchè nuova preda da perseguire non sarà presa dai gemelli proprio grazie allo spirito della sua amata sorella, tuttavia senza riuscire ad evitare la morte; l'ultima vittima sarà protagonista di un inaspettato colpo di scena in cui un Deux Ex Machina stravolgerà ogni cosa.
Coraline come unica morale ha solo il famoso "accontentati di quello che hai", Slade House è pieno di riflessioni sul corso della vita fatte da tutti i disadattati sfortunati che passano ogni nove anni, in cui lamentano le mancanze e le sporadiche qualità delle società e della natura umana. Sulla seconda parte della narrazione una bellissima metafora viene coniata da Mitchell. "Il dolore è un'amputazione, prima o poi si chiude; la speranza è un'incurabile emofilia, sanguina e sanguina" e viene detta da Freya Timms, penultima preda che spera ancora di poter ritrovare la sorella, nonostante sia scomparsa ormai da nove anni. Un modo come un'altro per dire che la speranza è spesso irrazionale, la si mantiene pur sapendo che poco o nulla si può fare. 
Pure le altre vittime sperano tanto in qualcosa: Nathan non solo vorrebbe rivedere suo padre che lo ha abbandonato, ma sogna di realizzare se stesso senza essere oppresso da sua madre. Gordon e Sally Timms si sentono dei falliti ma sembrano avere una speranza nascosta di poter risalire. 
Per questo i gemelli Norah e Jonah sfruttano le loro speranza per trarli in inganno, così come in Coraline il misterioso essere affamato sfrutta i desideri delle sue vittime per poterli attirare in trappola. Ma in Coraline sono desideri ingenui che tutti i bambini devono imparare a tenere a freno,
e la protagonista sembra impararlo - sia nel libro che nel film - quando dice "Io non voglio per davvero tutto quello che desidero, altrimenti la vita sarebbe noiosa"; in Slade House i protagonisti sono in un profondo stato di insoddisfazione soprattutto verso se stessi, una sensazione di incompletezza che abbraccia tutta la loro vita.
L'unica comunione tra Coraline e Slade House è la trappola con l'esca, il paragone sta nel pubblico a cui è indirizzato, l'uno ai bambini l'altro ai giovani adulti, entrambe fasce di età in cui si ha qualcosa di diverso da imparare: accontentarsi per gli uni, per gli altri non lasciarsi prendere dalle proprie angosce.

La mia musica segreta (Jane Hawking)

La mia musica segreta è un romanzo di genere storico-drammatico scritto da Jane Wilde Hawking, ambientato in Inghilterra fra il secondo do...