domenica 23 febbraio 2020

Damiana

Damiana è un romanzo drammatico scritto da Vincenzo Muscarella ambientato in Sicilia e incentrato sul tema della violenza sulle donne. Non a caso donna è la protagonista stessa, il cui nome fa da titolo all'opera.
Damiana è moglie, madre e sorella, costretta a essere testimone di tutta una serie di violenze, fisiche morali e psicologiche, ad opera di suo marito e da tutto l'ambiente mafioso in cui questo si è invischiato pur di fare soldi.
Non a caso, proprio all'inizio della storia viene subito esposta la crescita e il modo di agire di una certa famiglia mafiosa, che va dai primi del Novecento agli anni Cinquanta-Sessanta, tempo presente in cui è ambientata la storia. E il punto culminante di tale famiglia mafiosa è costituito da Lillino Viras, figlio nullafacente del boss, senza scrupoli e disposto a tutto pur di ottenere quello che vuole.
Lui e l'ambiente mafioso rappresentano, come chiaramente affermato dall'autore, la quintessenza della Violenza. Con ciò, per inciso, non si intende un semplice fatto di violenza fisica, bensì si tratta di una violenza molto più sottile e molto più dannosa: la mafia non si contenta semplicemente di dominare sulle persone, essa vuole anche la loro dignità.
Infatti Pinuzzu, marito di Damiana e padre di tre figlie, il giorno in cui decide entrare nell'ambiente mafioso per tenersi il proprio lavoro, si incontra con Lillino Viras proprio nella piazza del loro paesino, umiliandosi davanti a tutti come può fare solo uno che vuole vendere  non solo i suoi servigi, ma anche il rispetto che ha per se stesso. 
La piazza è il simbolo di tutto ciò, perché mostra chiaramente la mancanza di reazione, o l'omertà, da parte di tutti gli abitanti del piccolo paese, troppo impauriti dai Viras e dal loro potere; la piazza costituisce il luogo in cui la mafia coglie sempre e puntualmente l'occasione per esibirsi e intimidire chiunque. 
Gli eventi di "Damiana" si svolgono, come accennato prima, negli anni Sessanta, epoca in cui i siciliani parlano principalmente il dialetto. Nessuno parlava la lingua, nazionale, a meno che non andasse alle scuole superiori. E per questo motivo in dialetto sono scritti gli stessi dialoghi.
Secondo quanto affermato dall'autore e dal Professor Roberto Sottile, curatore della Prefazione, l'uso del dialetto nel libro svolge la funzione di riprodurre il punto di vista percettivo dei siciliani di quell'epoca. Più precisamente, come afferma il professor Sottile, si tratta della messa in causa dei "Realia": l'autore che assume il punto di vista dei suoi stessi personaggi.
Infatti, quando le storie sono ambientate un un contesto strettamente radicato in una certa cultura - in questo caso quella siciliana - assumere il punto di vista degli esponenti di tale cultura è pressoché obbligatorio.

Prof. Roberto Sottile: Se noi stiamo parlando del "Cannolo", un dolce che hanno soltanto in Sicilia, è chiaro che non possiamo chiamarlo che "Cannolo".

Il dialetto siciliano fa riferimento allo zoccolo duro della cultura siciliana, così come i cannoli.
Inoltre secondo una coppia di studiosi, Dino e Emanuele Butidda, l'uso di un linguaggio dialettale nella narrativa, le conferisce un grande valore antropologico ed etnografico.
I due studiosi, infatti, hanno dato un'interpretazione tutta loro sulla differenza tra Antropologia e Letteratura, secondo cui la prima, l'Antropologia, cercando gli uomini perde il luogo, mentre la Letteratura descrivendo i luoghi trova l'uomo. Per questo motivo molti altri studiosi si domandano se la letteratura possa valere come testimonianza antropologica.
Nel caso del romanzo Damiana, la storia, seppur inventata, è di forte evocazione antropologica, perché è ambientata in una cultura ben definita e in un momento storico ben preciso che vede il passaggio da una civiltà contadina alla modernità.
è stata scelta quest'epoca, proprio in cui le donne, le vittime più comuni della violenza, cominciano a emanciparsi attraverso la cultura e l'istruzione.
Il simbolo di questo importante fenomeno è incarnato nel personaggio di Angiolina, seconda figlia di Damiana, nonché la sua preferita.
Costei, proprio nel bel mezzo del suo percorso di emancipazione, rappresentato dall'entrata al liceo classico, viene rapita da Lillino Viras, nel senso più brutto del termine. Sarà colpita, violentata, e infine rimandata a casa come uno straccio ormai consumato e da buttare via. Violenza ancora più grande sarà quella psicologica, subita da Angiolina ad opera del padre Pinuzzu che, invece di denunciare il crimine compiuto da Lillino alle autorità, colpevolizzerà la figlia accusandola di andare a combinare guai, e facendo poi finta che non sia accaduto niente.
Infatti, davanti alle proteste della moglie, le imporrà, come da sempre era consueto, di non nominare mai Lillino Viras.
Al ché Damiana, furiosa come non mai col marito, gli dirà:

Damiana: Pinù, ma chi patri si'? di Lillinu Viras ti preoccupi, nun ci pensi a to figghia?

Pinuzzu capisce esattamente quello che Lillino a fatto a sua figlia, ma per la tipica omertà verso la mafia non dice nulla a nessuno.
La povera Angiolina, d'altra parte, è diventata la vittima ideale, proprio perché è una ragazza desiderosa di emanciparsi, e pertanto il chiaro simbolo della mancata sottomissione alla mafia.
Tutta la sua volontà e il suo spirito di indipendenza si manifestano nel suo passo spedito e nel suo sguardo fiero ogni volta che esce di casa, e Lillino Viras, osservandola se ne accorge subito.

Fu in uno di questi attraversamenti che Lillino notò per la prima volta Angiolina. Assieme alle sue fattezze ancora acerbe, che sollecitarono la sua mai sazia voglia di prede tenere e fresche, fu l'atteggiamento altero e quasi sprezzante che colpì la sua immaginazione e la sua vanagloria di masculu.

Proprio per questo motivo la ragazzina deve essere sua, Lillino Viras non sopporta che nessuno, tanto meno una femmina, rifiuti di sottomettersi a lui o decida di condurre una vita senza servire la mafia.
La violenza a opera di Lillino contro Angiolina, secondo l'architetto e studioso Emily gentile, è un altro simbolo della quintessenza della violenza, nella società ma specialmente nei rapporti di coppia.

Arch. Emily Gentile: La violenza nasce dal distorto approccio nella relazione, impostata più come rapporto di potere che di complementarietà, dove il dominio è l'elemento fondamentale. Scatta la violenza quando viene meno la possibilità di dominare.

Tutt'al più la  volontà di Lillino Viras di possedere Angiolina diventerà più forte proprio quando la toccherà e questa tenterà come meglio potrà di reagire e sottrarsi.

La reazione del maschio fu rabbiosa e violenta, ormai il suo orgoglio mortificato dall'indomita resistenza aveva preso il posto dell'originario capriccio

Una volta consumato il rito ai danni di Angiolina e vista la totale indifferenza di Pinuzzu, il giovane e coraggioso Nirìa - fratello minore di Damiana, decisamente molto più piccolo di lei, e già famoso per la sua volontà di lottare contro le ingiustizie a opera della mafia nell'edilizia - si farà sfidante indiscusso contro la crudeltà sia  di Lillino Vira che di tutta la mafia.
E il luogo in cui ciò avverrà sarà nuovamente la piazza del paesino. Questa volta, invece che simbolo dell'omertà, sarà il simbolo della reazione, di chi per la prima volta ha il coraggio di dire di "no", di chi è pronto a lottare per salvare la dignità che la gente vende alla mafia o che le viene sottratta con la forza.
E Nirìa, fiero della sua decisione, pesterà Lillino in nome di sua nipote, davanti a tutti, come a dire che la mafia non gli fa paura, che la odia e non se ne vergogna.
La piazza, da luogo in cui si vende la dignità, diventa il luogo in cui la si riprende.
Purtroppo però la mafia reagirà, e nemmeno la fuga di Nirìa riuscirà a evitare una terribile tragedia di morte e di violenza ancora più grande, impregnata come non mai dal sadismo di Lillino Viras.
Devastata e furiosa da tutte le sventure subite nella sua famiglia per colpa della mafia e dell'omertà di tutti, Damiana farà quindi una scelta drastica e vendicativa, che renderà il finale del libro "bastardo", così definito dallo stesso autore. 
Il motivo di ciò e che l'inaspettato finale non farà condividere al lettore la decisione presa da Damiana, bensì gli farà solo chiedere se sia stata giusta o sbagliata.
Quello che il lettore avrà davanti sarà una donna di bassa estrazione sociale, ferita sia come moglie, che come madre e come sorella, con la vita familiare distrutta, e per giunta macchiata di un crimine, di cui però nessuno saprà mai. Ma stranamente, tale donna è ancora piena di speranza, soprattutto per le sue tre figlie, che sono ormai tutto quello che le resta.

Questo infatti sarà quello che dirà ad Angiolina, che nonostante il trauma, proseguirà la sua vita da liceale e la sua ricerca di indipendenza.

Damiana: Nienti, nienti. Anciulina mia, sta tranquilla. Ricordati: qualsiasi cosa succieri, ia sugnu sempri to matri e mi trovi sempri ccà.









sabato 1 febbraio 2020

Andrea della Signorina Lark

I convinti animalisti, compresa me, sostengono che vestire i cani, fargli il pedicure, o farlo sedere u una sedia ad un tavolo sia crudeltà verso gli animali, così come lo è tagliargli le orecchie e la coda.
E sicuramente Pamela Lyndon Travers, autrice del famoso libro "Mary Poppins" era della stessa opinione.
Come faccio a esserne sicura? Basta leggere il capitolo "Andrea della Signorina Lark", dedicato ad cagnolino della vicina dei fratelli Banks, i bambini affidati alle cure di Mary.
Il cagnolino si chiama Andrea, ed è molto triste perché non può mai oltrepassare il giardino della sua padrona, non può abbaiare gli altri cani a meno di non farsi rimproverare, ed è schiavo dei "trattamenti di bellezza" a cui la Signorina Lark lo costringe.
Un giorno però Mary Poppins, la tata magica tanto dolce quanto autorevole, lo fa scappare oltre il cancello, proprio davanti ai bambini, per permettergli di fare amicizia con un cane di strada peloso e disordinato; e quando la padrona lo va a cercare, Andrea rifiuta categoricamente di tornare, a meno che lei non soddisfi delle sue condizioni.
Primo: che faccia adotti il cane randagio, gli metta il nome "Benvenuto", e gli dia per letto un cuscino esattamente come il suo. Secondo: niente più pedicure e parrucchiere.
Sarà la stessa Mary a fare da interprete al cane, conoscendo lei la lingua di tutti gli animali.
Andrea non è altro che un cane che vorrebbe "fare il cane", ma non può per colpa di una padrona snob. E la sua ribellione è una sorta di esortazione all'indipendenza e a far valere le proprie opinioni.
Anche i cani, inoltre, hanno diverse estrazioni sociali. Infatti la differenza che passa tra Andrea e il cane "Benvenuto" è più che evidente, l'uno ricco e l'altro povero; ciononostante vorrebbero avvicinarsi ed essere amici, cosa relativamente poco comune tra gli esseri umani. Anche questo potrebbe essere considerata una lezione per i bambini: il rispetto sia per le esigenze degli animali, che per le diverse estrazioni sociali.



sabato 21 dicembre 2019

La fiducia

Non serve cadere
nelle braccia di uno
per mostrare fiducia,
in braccio a uno
basta dormire.

domenica 24 novembre 2019

Il sogno della macchina da cucire (Bianca Pitzorno)

Il Sogno della macchina da cucire è un romanzo di Bianca Pitzorno, che,solitamente scrittrice per ragazzi, questa volta si cimenta nel genere storico per grandi.
La protagonista, nonché voce narrante della vicenda è una sartina a ore, una figura femminile tipica dell'italia del XIX secolo, l'epoca in cui l'abbigliamenti, invece che su scala industriale, era confezionato e venduto a domicilio oppure in botteghe di sartoria. 
Si tratta di una donna giovane, rimasta sola al mondo dopo l'improvvisa morte di sua nonna, ma con in mano il mestiere del cucito insegnatole proprio da quest'ultima. Essa cerca di farsi strada nella società in cui vive riparando e cucendo vestiti su commissione, ma anche imparando da sé le tecniche del mestiere più avanzate.
Il tema della sartoria, visto dalla sartina più come una passione che come un lavoro, sarà ricorrente nella storia; infatti è proprio questa professione a permettere a lei, una ragazza di umili origini di poter interagire con famiglie abbienti, cosa che all'epoca ben pochi fra gli erano in grado di fare.
Inizialmente sarà solo spettatrice di molteplici storie riguardanti le vite dei suoi clienti, dalle quali lei ,seppur imparando cose importanti sulla vita, manterrà una certa distanza un po' per timore e un po' per professionalità. Ma poi, quando prenderà a carico una bambina, figlia di un'amica gravemente malata, e allo stesso tempo riceverà una proposta di matrimonio, rimarrà lei stessa coinvolta in un intrigo fra nobili irto di pregiudizi, ipocrisia e corruzione, in cui rischierà di perdere sia la libertà che la proprie dignità come donna.
Attraverso le storie di cui sarà testimone, la sartina - che per qualche strana ragione non rivelerà mai il suo nome - descriverà la società dell'epoca e la mentalità vigente sia nelle classi alte, che nei ceti più umili: le idee sulle divisioni sociali, le convenienze dei matrimoni, l'inclinazione al pettegolezzo fra i borghesi, le fantasie dei bambini, la solitudine di chi è in qualche modo diverso, e soprattutto la scarsa considerazione mostrata dagli uomini per le donne.
Infatti, le poche donne in gamba con cui la sartina avrà a che fare rimarranno loro stesse vittime di un sopruso per il sono fatto di non essere uomini. D'altra parte la sartina correrà il medesimo rischio ma non per il suo sesso, bensì per la sua bassa estrazione sociale, in ragione di tutte le idee sbagliate professate fra i nobili riguardo agli umili.
Altro tema ricorrente tra una storia e l'altra, saranno diverse riflessioni della sartina sull'indipendenza e sul reciproco aiuto, tutti valori insegnati proprio da sua nonna e su cui lei farà sempre affidamento ogniqualvolta dovrà prendere una decisione, sia nella sfera privata che nel lavoro.
Purtroppo però, dovrà presto fare i conti con una triste realtà, per la quale verrà sradicato un proverbio su cui aveva sempre contato: "male non fare, paura non avere".
In sostanza, come direbbe Alessandro Manzoni, non sarà lei a cercare i guai, saranno loro a cercare lei, e per uscirne, indipendentemente dal suo ingegno, sarà necessaria una buona dose di fortuna.


sabato 7 settembre 2019

Dall'animazione al live action in 3d

Negli ultimi anni ho notato che la Disney ha rilanciato tanti dei suoi vecchi film di animazione in versione live action con l'aggiunta degli effetti speciali in 3D. Hanno cominciato nel 2017 con La Bella e la Bestia, e hanno continuato fino a quest'anno, in cui ne hanno rilanciati addirittura tre - Dumbo, Aladdin e Il Re Leone. Ciononostante, seguendo su Facebook i commenti dei fan, risulta chiaro che quella che preferiscono resta pur sempre la versione animata. E a mio avviso hanno perfettamente ragione.
Nel 2018 hanno tentato di farsi notare con particolari sequel sui loro classici - vedasi il Ritorno al Bosco dei Cento Acri e Il ritorno di Mary Poppins -  ma neanche con quelli hanno trovato un riscontro positivo in fatto di critica.
Degno di nota potrebbe essere Ritorno al Bosco dei Cento Acri, se il l'intento dei produttori fosse stato quello di mostrare un film in stile favoletta come i vecchi film  di Winnie the Pooh; invece riguardo al Ritorno di Mary Poppins, la trama non eguaglia neanche la metà del classico film con Julie Andrews, soprattutto perché si sforza visibilmente di imitarla; oltretutto non somiglia minimamente al sequel immaginato e scritto da Pamela L. Travers, di cui l'unico esempio e la vecchia antiquaria impersonata dalla versatile Meryl Streep. Entrambi i sequel del 2018, seppur in modi diversi, ricalcano puntualmente il proverbio che i fatti dipendono dai punti di vista.
Nella versione live action di Aladdin la trama è sbrigativa, e i personaggi hanno una personalità completamente snaturata rispetto a quelli della versione del 1992. 
In Dumbo e nel Re Leone, nelle versioni classiche, gli animali compiono azioni stravaganti aiutati dalla più tradizionale animazione in 2D; nel live action, dato che il 3D ha lo scopo di renderli più realistici, realistico deve essere anche il loro atteggiamento. Nel Dumbo del 2019, non c'è un Timothy Q. Mouse che toglie il trucco dalla faccia di Dumbo con la spazzola, che fa saltare le elefantesse sulla sommità dei tendoni per lo spavento, o che abbraccia le bolle di champagne; e nel Re Leone del 2019 Timon e Pumba non ballano la Hola per distrarre le iene o fanno acrobazie con le liane. Questi erano alcuni degli elementi che più attiravano l'attenzione nelle scene di comicità nei film di animazione classici.
L'animazione 3D invece è come un inibitore per l'atteggiamento degli animali, che altrimenti sarebbero capaci di tutto con il tecnicolor.
La Disney si aggrappa ai suoi classici perché non sa più che cosa inventarsi, e usa come esca l'animazione in 3D e le facce di divi acclamati nel loro cast - vedasi la Streep, Emily Blunt, Danny DeVito, Will Smith, Ewan McGregor - ma non si rendono conto che così facendo suscitano la perplessità dei fan, dopo l'iniziale sorpresa di vedere personaggi più realistici e un'animazione tanto fantasiosa quanto verosimile.



domenica 26 maggio 2019

Abbasso Lifting e Botox

Gli attori quando sfondano sono giovani e belli, belli da mozzare il fiato, e i fan, come è prevedibile, li idealizzano in una certa immagine. Il problema è che tutti invecchiano, e la cosa vare pure per i divi; tuttavia la legge della natura mal si adatta alla loro immagine cristallizzata, che i loro produttori si ostinano a voler conservare. E per farlo ricorrono al collagine e alla tiratura della pelle, comunemente detti botox (botulino) e lifting, soprattutto le donne.
Il risultato si vede nelle foto fatte in diverse occasioni come le prime o le interviste, e personalmente trovo che faccia spavento.
Per spiegare feglio è opportuno ricorrere ad alcuni esempi.
Nicole Kidamn nel suo celebre Moulin Rouge era di una bellezza superba, valorizzata semplicemente dal trucco, dagli abiti e dalla sua abilità nel recitare; poi con l'avanzare dell'età - non so se per sua scelta o perchè costretta - è ricorsa al botulino per conservare queste sue prime apparenze che l'anno resa famosa. L'abilità di attrice è indubbiamente rimasta, ma quanto all'aspetto l'efetto ottenuto è pressoché l'opposto. Le guance le si sono gonfiate come quelle di un criceto, e quando sorride le si tira tutta la faccia. L'unica cosa su cui sebra non aver effettuato alcuna operazioneè il corpo, rimasto discretamente simile a quando eragioane, probabilmente tramite metodi più naturali.
Poi si pensi ad Angelina Jolie, che sia quando sorride che quando maniene un'espressione seria le si tira la faccia in una maniera impressionante dagli zigomi alla mascella. Per nulla somigliante alla bella e attiva Lara Croft del 2001, la Jolie ha rovinato la sua apparenza anzichè conservarla.
Inoltre certi studi mostrano alcune complicanze - non poche - degli effetti portati dall'operazione, che rischiano di portare come danni ai nervi o il cedimento cutaneo: in entrambi i casi il volto sarebbe irrimendiabilmente rovinato. Se ciò capitasse effettivamente, ho serie ragioni per dire che l'attore interessato dovrebbe ritirarsi definitivamente dalle scene.
Di contro al lifting e al botox, ci sono molti modi per valorizzarsi e mantenersi in forma che non richiedono l'uso di interventi chirurgici, come l'abbigliamento, il trucco o una dieta appropriata. Nella vita reale si vedono molte donne che hanno più anni di quelli che dimostrano, seppur non avendo fatto alcun tipo di operazione.
Anzichè conservare le apparenze, l'attore dovrebbe saper invecchiare, evolversi mantenedo alcune delle basi con cui si è creato. I fan lo ammirerebbero ugualmente, sia per quello che è stato sia per quelo che attualmente è.

venerdì 17 maggio 2019

Addio Miss Marple (Recensione)


Addio Miss Marple, o più propriamente Sleeping Murder, è un romanzo di Agatha Christie, pubblicato postumo alla sua morte, ma in realtà scritto molto prima. La protagonista è la celebre zitella Miss Marple, vecchietta in gamba capace di risolvere problemi molto complicati, fra cui la ricerca degli assassini della peggior specie.
Diversamente da molti altri libri della Christie, questa volta l'antefatto non consiste nell'avvenimento del delitto, ma nel suo improvviso ricordo da parte di una giovane donna di nome Gwenda, che in tenera età ne era stata testimone. Il nome Helen in modo del tutto inspiegabile le balenerà nella mente insieme all'immagine  di una donna strangolata, assistendo all'opera teatrale La duchessa di Amalfi.
Ma per fortuna ciò avviene proprio dopo aver conosciuto l'anziana investigatrice che, rassicurando Gwenda sulla sua salute mentale, classificherà tale reminescenza come Delitto retrospettivo, e prendendo a cuore l'incolumità della giovane, deciderà di unirsi a lei e a suo marito Giles per far luce sulla questione.
Come in altri libri aventi lei per protagonista, Miss Marple non entra subito in scena: é Gwenda Halliday Reed a essere presentata per prima, dato che sarà lei il promotore dell'indagine. Miss Marple come detective è sedentaria, fissa il più delle volte a Saint Mary's Mead, ma quì si sposterà a Dillmouth, cittadina inglese sul mare, i cui abitanti hanno la stessa tendenza al pettegolezzo del suo tranquillo villaggio. 
Non è un giallo a porte chiuse, poichè Miss Marple per ottenere le informazioni continuerà a spostarsi per tutta la città; solo in poche occasioni si troverà a Hillside, la casa dove anni prima era avvenuto il delitto. Si spostano di continuo anche Gwenda e suo marito Giles, emulando il metodo d'indagine dell'anziana signorina. Tale metodo è incentrato prevalentemente sulla conversazione - aparentemente casuale - con i membri del vicinato, volta in realtà a ottenere informazioni volatili, per poi ricomporle e formulare una teoria.
La prosa  è asciutta, priva di elementi aulici, il cui punto di vista oscilla fra Miss Marple e Gwenda, entrambe detective la cui differenzasono solo l'età e una maggiore esperienza della prima.
Grazie agli interrogatori mascherati da conversazioni svagate, Gwenda verrà a sapere che dietro il presunto delitto si nasconde un intrigo legato alla sua famiglia, che ha portato, oltre al presunto omicidio di Helen, anche alla morte del suo stesso padre, da lei mai conosciuto. Helen infatti si scopre essere la seconda moglie di Kelvin Halliday, padre di Gwenda, e quindi la matrigna di lei, scomparsa in circostanze misteriose.
Anche se tutti a Dillmouth sostengono che la donna sia fuggita con un amante, c'e qualcuno che nutre dei dubbi, soprattutto quelli che l'avevano conosciuta meglio di altri.
Ma quando il cadavere di Helen viene scoperto, e quindi l'omicidio reso indubbio agli occhi della polizia, l'indagine di Gwenda e Miss Marple si trasformerà in una corsa contro il tempo. Difatti il misterioso omicida - come correttamente intuito da Miss Marple - è deciso ad eliminare anche Gwenda, l'unica testimone del suo operato, e farla franca per la seconda volta.
Diversamente da altri libri su Miss Marple, come La morte nel villaggio o C'è un cadavere in biblioteca, l'indagine non è un passatempo, bensì deriva dalla volontà di una giovane donna di fare giustizia, e dall'apprensione della vecchia investigatrice per la prima. Gwenda è convinta che a Hillside, aleggi il male, residuo del delitto, e che Helen sia tornata nei suoi ricordi apposta per chiederle di trovare il colpevole ed eliminare questo male. Come una sorta voce venuta dall'aldilà in cerca di aiuto. Un morto con una disgrazia lasciata in sospeso.
Gwenda stessa, parlando a Miss Marple la renderà partecipe di queste sue idee, che l'anziana signorina, seppur preoccupata, elogerà profondamente. Chi è curioso sicuramente possiede un gran senso di giustizia, e questo fa onore in una donna ancora giovane come Gwenda, la cui impulsività si scontra con la prudenza di Miss Marple, come due generazioni messe a confronto.

La mia musica segreta (Jane Hawking)

La mia musica segreta è un romanzo di genere storico-drammatico scritto da Jane Wilde Hawking, ambientato in Inghilterra fra il secondo do...