domenica 25 marzo 2018

Il mio è un messaggio molto importante: se Cinque Stelle ha promesso di togliere i vitalizi dovrà farlo per davvero! Tutti i soldi che i politici si sono scippati dalle nostre tasse potrebbero andare negli stipendi degli autisti degli autobus, dei poliziotti, dei pompieri, di tutti gli onesti operai, agli ospedali. Allora ci sarebbero meno scioperi.
Poi c'è una domanda mi sorge spontanea: quando i politici vanno in pensione sono sicurissima che di soldi ne ricevono già molti come ricchi pensonati, quindi io non vedo a che cosa gli serva un vitalizio. E i loro discendenti i soldi devono sudarseli come facciamo tutti noi da generazione in generazione, non farsi mantenere da un antenato morto.
Altra domanda spontanea: Come può uno che nuota già nell'oro volere ancora più soldi? Non ha il minimo senso. L'unica risposta che io riesco a darmi è che non hanno lo sbatti di risparmiare con i tanti soldi che prendono già e ne vogliono prendere sempre di più dai famosi vitalizi.
Ribadisco: la cosa migliore da fare è eliminarli per impiegare i soldi in qualcosa di davvero molto utile. Lo dico per tutti quei poveracci che guadagnano una miseria di cui ho parlato prima, e ci aggiungo anche gli insegnanti.

domenica 25 febbraio 2018


L'uomo di potere dovrebbe
capire di non avercelo
in mano a lungo andare,
ma solo sulle proprie spalle.
Qualcuno dovrebbe chiedere
se la penna dell'evasione
sia tenuta da un tale
che vuole lui stesso evadere
L'uomo è come il fuoco,
divora e basta
senza mai pensare
che quando nulla rimane
in piedi non potrà più stare.

domenica 21 gennaio 2018

Recensione: Io non ho paura (Niccolò Ammaniti)





L’ultimo libro che ho letto questo mese è “Io non ho paura” di Niccolò Ammaniti, di cui è stata fatta in seguito una trasposizione cinematografia. Da una parte è un romanzo storico, dall’altra è un romanzo di formazione; il  protagonista è un bambino di nome Michele che salva un suo coetaneo rapito e tenuto come ostaggio da dei criminali, di cui uno scoprirà essere il suo stesso padre, per il suo grande dispiacere.
Il punto più importante della storia è il confronto tra l’innocenza di Michele e la brutalità di suo padre, Pino e dei suoi compagni che hanno rapito il piccolo Filippo per estorcere un riscatto alla ricca famiglia di lui. Ma Michele vede Filippo soltanto come un piccolo amico che ha bisogno di aiuto, non come una merce di scambio da tenere rinchiusa come un animale. Egli è un bambino che ama la vita e il gioco, e crede nella lotta contro il male impersonato dai mostri che popolano i suoi sogni; Pino, suo padre, di contro è il tipico uomo che ormai non crede più nel bene ed è disposto a tutto, anche ad azioni malvage, pur di prevenire la povertà, perché ha molta paura del mondo che considera irrimediabilmente ingiusto.
In questo libro si vuole mostrare che un bambino ha maggiore senso di giustizia di un adulto, e nel suo finale spicca l’amore di un padre per il proprio figlio, perché solo grazie a quello si renderà conto che è sbagliato rapire un bambino, e che può ancora esserci del bene nel mondo grazie ai bambini. Gli uomini adulti della storia sono diventati crudeli e violenti perché hanno perso la loro infanzia nascosta propria di tutte le persone, ma Michele e Filippo sono gli unici che potranno ricordargliela con la loro amicizia.
Il rapimento dei bambini era molto frequente nell’Italia tra il 1970 e il 1990, questo è il tempo  storico in cui è ambientato il romanzo; inoltre siamo nel Sud dell’Italia, la Calabria, il luogo privilegiato dai rapitori per nascondere i loro ostaggi, ma Acqua Traverse, il piccolo quartiere sperduto tra enormi campi di grano dove abita Michele, è un’invenzione dell’autore. Questo tempo storico e i fatti ricorrenti che lo caratterizzano sono il perfetto esempio per spingere le persone a combattere contro l’ingiustizia invitandoli a non perdere mai la componente infantile che resta anche dopo essere diventati adulti.

mercoledì 27 dicembre 2017

Miyazaki e Shinkai



Il maestro del volo,
il maestro dei treni,
 tutti e due sono saltati
ai miei occhi,
nello stesso luogo,
sullo stesso schermo;
l’uno per l’azione,
i colori e l’avventura,
l’altro per le piccole parole profonde
nello spazio infinito.

martedì 26 dicembre 2017







Non puoi parlare ad un libro
                                                                per farti rispondere,
                                                                 puoi solo ascoltare.
Alla carta bianca
puoi parlare
con la lingua della penna,
ma non ascoltare
perché nulla lei ha da dirti.

La mia musica segreta (Jane Hawking)

La mia musica segreta è un romanzo di genere storico-drammatico scritto da Jane Wilde Hawking, ambientato in Inghilterra fra il secondo do...