Il mio è un messaggio molto importante: se Cinque Stelle ha promesso di togliere i vitalizi dovrà farlo per davvero! Tutti i soldi che i politici si sono scippati dalle nostre tasse potrebbero andare negli stipendi degli autisti degli autobus, dei poliziotti, dei pompieri, di tutti gli onesti operai, agli ospedali. Allora ci sarebbero meno scioperi.
Poi c'è una domanda mi sorge spontanea: quando i politici vanno in pensione sono sicurissima che di soldi ne ricevono già molti come ricchi pensonati, quindi io non vedo a che cosa gli serva un vitalizio. E i loro discendenti i soldi devono sudarseli come facciamo tutti noi da generazione in generazione, non farsi mantenere da un antenato morto.
Altra domanda spontanea: Come può uno che nuota già nell'oro volere ancora più soldi? Non ha il minimo senso. L'unica risposta che io riesco a darmi è che non hanno lo sbatti di risparmiare con i tanti soldi che prendono già e ne vogliono prendere sempre di più dai famosi vitalizi.
Ribadisco: la cosa migliore da fare è eliminarli per impiegare i soldi in qualcosa di davvero molto utile. Lo dico per tutti quei poveracci che guadagnano una miseria di cui ho parlato prima, e ci aggiungo anche gli insegnanti.
domenica 25 marzo 2018
domenica 25 febbraio 2018
domenica 21 gennaio 2018
Recensione: Io non ho paura (Niccolò Ammaniti)
L’ultimo libro che ho letto questo mese è “Io non ho paura” di Niccolò
Ammaniti, di cui è stata fatta in seguito una trasposizione cinematografia. Da
una parte è un romanzo storico, dall’altra è un romanzo di formazione; il protagonista è un bambino di nome Michele che salva un suo coetaneo rapito e
tenuto come ostaggio da dei criminali, di cui uno scoprirà essere il suo stesso
padre, per il suo grande dispiacere.
Il punto più importante della storia è il confronto tra l’innocenza di
Michele e la brutalità di suo padre, Pino e dei suoi compagni che hanno rapito il
piccolo Filippo per estorcere un riscatto alla ricca famiglia di lui. Ma Michele vede Filippo soltanto come un piccolo amico che ha bisogno di
aiuto, non come una merce di scambio da tenere rinchiusa come un animale. Egli
è un bambino che ama la vita e il gioco, e crede nella lotta contro il male
impersonato dai mostri che popolano i suoi sogni; Pino, suo padre, di contro è
il tipico uomo che ormai non crede più nel bene ed è disposto a tutto, anche ad
azioni malvage, pur di prevenire la povertà, perché ha molta paura del mondo
che considera irrimediabilmente ingiusto.
In questo libro si vuole mostrare che un bambino ha maggiore senso di
giustizia di un adulto, e nel suo finale spicca l’amore di un padre per il
proprio figlio, perché solo grazie a quello si renderà conto che è sbagliato
rapire un bambino, e che può ancora esserci del bene nel mondo grazie ai
bambini. Gli uomini adulti della storia sono diventati crudeli e violenti
perché hanno perso la loro infanzia nascosta propria di tutte le persone, ma
Michele e Filippo sono gli unici che potranno ricordargliela con la loro
amicizia.
Il rapimento dei bambini era molto frequente nell’Italia tra il 1970 e il
1990, questo è il tempo storico in cui è
ambientato il romanzo; inoltre siamo nel Sud dell’Italia, la Calabria, il luogo
privilegiato dai rapitori per nascondere i loro ostaggi, ma Acqua Traverse, il
piccolo quartiere sperduto tra enormi campi di grano dove abita Michele, è un’invenzione dell’autore.
Questo tempo storico e i fatti ricorrenti che lo caratterizzano sono il
perfetto esempio per spingere le persone a combattere contro l’ingiustizia
invitandoli a non perdere mai la componente infantile che resta anche dopo
essere diventati adulti.
mercoledì 27 dicembre 2017
Miyazaki e Shinkai
Il maestro del volo,
il maestro dei treni,
tutti
e due sono saltati
ai miei occhi,
nello stesso luogo,
sullo stesso schermo;
l’uno per l’azione,
i colori e l’avventura,
l’altro per le piccole parole profonde
nello spazio infinito.
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